Allarme dolcificante: triplo stimolo della fame rispetto allo zucchero Futuro Prossimo

Allarme dolcificante: triplo stimolo della fame rispetto allo zucchero Futuro Prossimo

Quante volte, sorseggiando la vostra bibita “light” o il caffè addolcito senza zucchero, vi siete sentiti virtuosi? La sensazione di fare un favore alla linea, al metabolismo, alla salute. Una piccola gratificazione quotidiana senza sensi di colpa. Eppure, mentre il dolcificante artificiale accarezza le papille gustative, qualcosa di insidioso accade a livello cerebrale. Il recente studio pubblicato su Nature Metabolism ha appena fatto saltare tutte le nostre convinzioni: il sucralosio, uno dei dolcificanti più diffusi, non placa la fame ma la amplifica. Il cervello, ingannato dal sapore dolce senza calorie, risponde con un’attivazione abnorme dei centri dell’appetito. Un paradosso perfetto: meno calorie oggi, più fame (e più calorie) domani.

Il tradimento cerebrale del dolcificante

L’equazione sembrava perfetta: dolce senza calorie uguale corpo felice. Ma la biologia è più complessa e vendicativa dei nostri ingenui calcoli. Il team di Kathleen Page dell’Università della California del Sud ha analizzato l’attività cerebrale di 75 adulti dopo aver consumato bevande contenenti sucralosio, zucchero o semplice acqua. I risultati? Sconvolgenti.

Il flusso sanguigno all’ipotalamo (quella parte del cervello che regola l’appetito) aumentava del 3% dopo l’assunzione di sucralosio. Quando i partecipanti bevevano acqua o bevande zuccherate, invece, diminuiva del 6%. Un gap impressionante che si traduceva in una fame triplicata rispetto alla versione con zucchero. Il dolcificante è come un falso amico che promette di aiutarti a dimagrire mentre sabota segretamente i tuoi sforzi. Un inganno metabolico perfetto, una truffa biologica sopraffina.

La fame chimica e gli ormoni mancanti

Il sucralosio ci tradisce perché, a differenza dello zucchero, non provoca il rilascio degli ormoni insulina e GLP-1, quei messaggeri che comunicano al cervello l’avvenuta assunzione di cibo. “Se non ricevi quel segnale, continuerai ad avere fame”, spiega Page. Si crea così un cortocircuito nel nostro sistema di regolazione: il gusto dolce viene percepito, ma non arrivano i segnali di sazietà. Il cervello resta confuso, ingannato, e risponde nell’unico modo che conosce: chiedendo più cibo.

È come se il dolcificante parlasse una lingua incomprensibile al nostro metabolismo. Una lingua che il nostro corpo traduce sempre e solo in un modo: “Dammi altro cibo”.

Le conseguenze regolatorie della scoperta

Pradeep Bhide ,della Florida State University, è preoccupato per le implicazioni di questa ricerca:

“Invece di ridurre il consumo di cibo, il sucralosio potrebbe incoraggiarne un maggiore consumo: l’opposto di ciò che pensavamo.”

La scoperta solleva interrogativi inquietanti. I dolcificanti artificiali sono stati introdotti come soluzione al problema dello zucchero, ma potrebbero in realtà contribuire al problema che dovevano risolvere. E non è la prima volta che un dolcificante “miracoloso” presenta amare sorprese.

Come spesso accade, le scorciatoie metaboliche si rivelano vicoli ciechi. L’illusione di poter ingannare il corpo senza conseguenze si infrange contro la complessità dei nostri sistemi biologici. Il dolcificante, nel tentativo di calmare la nostra fame di dolce, finisce paradossalmente per risvegliarla con maggior intensità.

L’articolo Allarme dolcificante: triplo stimolo della fame rispetto allo zucchero è tratto da Futuro Prossimo.

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