Se credete a tutto ciò che leggete su Elon Musk, potreste pensare che l’uomo più ricco del mondo abbia perso la bussola. Intanto, mentre il suo nome rimbalza tra polemiche e spettacoli mediatici, lui ha silenziosamente piazzato una pedina cruciale nella corsa all’intelligenza artificiale. E il suo nuovo datacenter potrebbe essere la mossa del secolo.
Pensiamo di conoscere il modus agendi di Elon Musk dal divano di casa. I suoi tweet provocatori, le sue dichiarazioni shock, persino i suoi meme su X ci illudono di avere ben chiaro il suo”quadro clinico”. Nei commenti sui social, luminari del calibro di Fragolina56 o Checcone81 gli danno del folle, dello stupido. Gli impartiscono lezioni non richieste di economia. Siamo tutti distratti dal suo ultimo spettacolo mediatico e intanto lui, il miliardario più imprevedibile del pianeta, sta tessendo una tela che potrebbe cambiare il corso della storia tecnologica. Eppure non è nulla di “occulto”, anzi: si vede piuttosto bene.
Il gigante di Memphis
Nel cuore del Tennessee, più o meno nel luogo di nascita di Elvis Preastley, ha preso vita un colosso d’acciaio e silicio. Non è una centrale elettrica, non una fabbrica tradizionale. Allora cos’è? È il nuovo datacenter di xAI, l’ultima creatura di Musk nel campo dell’intelligenza artificiale. Un mostro tecnologico alimentato da 100.000 GPU che ronzano incessantemente, giorno e notte, elaborando dati a una velocità che fa impallidire i suoi concorrenti.
“La nostra competitività fondamentale dipende dall’essere più veloci di qualsiasi altra azienda di IA. Questo è l’unico modo per recuperare terreno,” ha scritto Musk su X.
Appuntatela nella vostra mente: “recuperare terreno” è la parola chiave. Perché Musk sa di essere in ritardo nella corsa all’IA, e sta facendo di tutto per recuperare terreno.
Un render che mostra l’aspetto finale del datacenter di xAi
Datacenter, la corsa contro il tempo
121 giorni. Tanto è bastato a Musk per costruire quello che di fatto potrà davvero diventare “il datacenter IA più grande del mondo” (per citare direttamente lui). Una struttura titanica che al momento ospita 100.000 GPU operative, con altre 100.000 in arrivo. Per darvi un’idea, il datacenter di Microsoft varato inizialmente da OpenAI ne aveva 10.000 (ora saranno molti di più).
Ma Musk non si è fermato qui. Ha infranto regole e norme nella sua corsa sfrenata per raggiungere OpenAI, l’azienda che lui stesso ha fondato e che ora detesta amaramente.
Matto e disperatissimo? Ma si… Ma no.
Ecco un esempio della follia geniale (o della genialità folle) di Musk: invece di aspettare i permessi per i collegamenti elettrici, ha installato 20 turbine a gas naturale capaci di alimentare 50.000 case. Senza nemmeno chiedere l’autorizzazione. Una mossa che ha sollevato preoccupazioni per l’inquinamento atmosferico e una valanga di cattiva stampa (come se le sue preferenze politiche non gliene avessero già procurata).
Ma Musk sembra non curarsene. Probabilmente ha calcolato che, nel tempo necessario a far chiudere le sue turbine, avrà già ottenuto l’energia necessaria attraverso la rete tradizionale. E probabilmente, come accaduto in altri casi, avrà avuto ragione.
Datacenter: il “Metodo Musk” vs il “Metodo Altman”
Confrontate l’approccio di Musk con quello di Sam Altman, CEO di OpenAI. Mentre Altman cerca di costruire una coalizione internazionale di governi per supportare l’infrastruttura necessaria ai giganteschi datacenter del futuro, Musk agisce da solo, veloce e tagliente.
E questa strategia aggressiva sta iniziando a preoccupare i big del settore. Secondo recenti report di The Information, Altman teme che Musk possa presto avere accesso a una potenza di calcolo superiore a quella di OpenAI e Microsoft messe insieme. E poi cosa?
Il rischio e la ricompensa
Certo, la mossa di Musk è rischiosa. Non c’è garanzia che costruire datacenter di queste dimensioni produrrà risultati magici. Ma se c’è una cosa che abbiamo imparato su Musk in tutti questi anni, è che non si arrende facilmente.
“Non credo che sia necessariamente in vantaggio,” ha dichiarato Reid Hoffman, co-fondatore di LinkedIn e di OpenAI, parlando al summit sull’IA di The Information.
Ma Musk, ripeto, non sembra preoccuparsene. Ha già scommesso tutta la sua fortuna su PayPal, e poi la fortuna di PayPal su SpaceX. E ora sta puntando tutto sull’IA.
Datacenter, il futuro in gioco
Se xAI riuscisse a creare un modello di IA vicino all’ “Intelligenza Artificiale Generale”, potrebbe mettere tutte le tessere al posto giusto. Alimentare, ad esempio, le capacità di guida autonoma delle auto Tesla. O addestrare Optimus, il robot umanoide sviluppato dall’azienda.
Anche Neuralink, l’azienda di Musk che sviluppa impianti cerebrali sperimentali, potrebbe beneficiare dell’IA che sta costruendo a Memphis.
E poi c’è Grok, il chatbot di xAI “libero e irriverente” ma ancora un po’ in ritardo rispetto ai suoi concorrenti come ChatGPT, Claude e Gemini. Con l’accesso esclusivo ai contenuti di X e un cervellone serio alle spalle potrebbe presto diventare un serio contendente.
Androidi, veicoli autonomi, impianti neurali, voli spaziali, social media, tunnel sotterranei e il supercomputer più “forte del mondo”: tutte queste cose nelle mani di una sola persona. E pensare che Trottoletto12 lo ritiene incapace perfino di allacciarsi le scarpe.
L’ultima volta, o l’ennesima
Naturalmente, come ogni sforzo di tale ambizione, potrebbe fallire. Musk potrebbe non riuscire mai a raggiungere OpenAI. Il suo piano potrebbe crollare miseramente. E se la sua scommessa sull’IA fallisse, il suo impero potrebbe sgretolarsi.
Ma potrebbe anche avere successo. E anche se nessuno nella tribù anti-Musk vuole sentirlo, potrebbe essere proprio lui a ridere per ultimo. Sarebbe la prima volta?
L’articolo Elon contro tutti: il datacenter che fa tremare Silicon Valley è tratto da Futuro Prossimo.
Tecnologia